martedì 24 maggio 2016

La Zattera di Pietra - José Saramago

Titolo: La zattera di pietra
Titolo originale: A Jangada de Pedra
Autore: José Saramago
Traduttore: Rita Desti
Editore: Feltrinelli
Collana: Universale economica
Pagine: 285
Genere: Romanzo
Prezzo: euro 9,50
Voto: 5 stelle su 5

Di José Saramago avevo letto solo Cecità, un romanzo distopico dove tutti i protagonisti, improvvisamente, diventano ciechi e cercano di sopravvivere a questa nuova condizione. Un’allegoria dell’ incapacità di vedere che domina l’uomo e lo porta a forme estreme di abiezione. Già in quel romanzo avevo percepito quanto era grande questo scrittore portoghese, quanto fosse particolare e bizzarro il suo stile di scrittura, una scrittura cosiddetta orale. Ed infatti la prima cosa che colpisce di lui è il suo stile e la sua genialità: egli sembra basare i suoi romanzi, oltre che su un'ipotesi allucinata e insieme comprensibile, sull'arte del parlare addosso alle cose, quasi seppellendole di frasi non necessarie, di orpelli sintattici e di sfide alla suscettibilità del lettore. Leggendo un’opera sua ci si trova spiazzati e, in un certo senso, ci si sente messi a soqquadro dal suo bisturi indiscreto e spesso sadico. Ogni situazione narrata diventa un grimaldello nelle mani di un giocoliere abilissimo e molto umano, certe volte compiaciuto delle sue acrobazie intellettuali e della sua stessa supponenza, fino a farne gioco letterario.


TRAMA
La zattera di pietra (1986, A jangada de pedra) ci narra di un curioso quanto bislacco evento: La terra si spacca a Cerbère, confine franco-spagnolo nei Pirenei Orientali, trasformando la penisola iberica in un’isola, o meglio in una zattera di pietra, che comincia a navigare inspiegabilmente nell’Oceano Atlantico in direzione delle Azzorre, seminando il panico e la fuga tra gli abitanti. 

RECENSIONE
Come in Cecità vediamo gli uomini e le donne di fronte ad una catastrofe tanto più grande di loro, incomprensibile e ingovernabile, che il più delle volte scatena reazioni egoiste e violente, in qualche raro caso invece produce la compassione e l’affetto. Il fatto stesso dell’inspiegabile spaccamento di questa porzione di terra emersa porta alcune persone del romanzo a credere di esser legate a un fatto simbolico  che ha provocato tale magico evento: un uomo che lancia un sasso troppo in là nel mare, una donna con un infinito filo azzurro tra le mani, un altro uomo seguito da un enorme stormo di uccelli, una donna che traccia con un bastone un segno indelebile per terra, un uomo che sente la terra tremare. Effettivamente non sono riuscito a riscontrare nella narrazione di questo romanzo una vera e propria trama, ma una concatenazione di eventi, spesso non-sense e grotteschi, che spiazzano il lettore che cerca automaticamente un senso a quello che sta leggendo. Sembra quasi che l’autore ti dia in mano dei pezzi di puzzle che sarai tu a dover collocare nel giusto modo. Personalmente mi son goduto tutte e 300 le pagine di quest’opera, mi sono lasciato trasportare anch’io come i protagonisti dagli eventi narrati intrisi dall’inesauribile e colta fantasia di Saramago, che ha uno stile tutto suo, come ad esempio l’uso insolito della punteggiatura, che per esempio non distingue nettamente le battute dei personaggi, e quindi richiede a noi lettori una grande attenzione; inoltre la narrazione è sempre estremamente densa, con periodi spesso lunghi ma mai ingarbugliati, poiché l’autore non rinuncia mai ad inserire i propri commenti e giudizi con impegnativi interventi metanarrativi. 
Fondamentalmente questo è un romanzo sulla solitudine esistenziale e sulla nostra identità e, come ogni sua opera, mette in discussione tutte le nostre facili certezze morali, religiose, sociali e politiche.  
Saramago è un autore che racconta e che sa raccontare, che riesce a coinvolgerti nella sua narrazione: vedo in lui, o immagino lui come un anziano che, radunata la sua famiglia attorno a un focolare, inizia a raccontare, ogni sera, una fiaba. E tutti pendono dalle sue labbra. Egli dona la parola a tutto e a tutti: esseri umani, uccellini, alberi, cani, cavalli, rocce, foglie, ecc. Non per niente lui ha iniziato la sua carriera proprio come poeta. Nel 66 scrisse: parlerò, parlerò, fino a scovare la parola celata che mi esterni. Poesia è ricomporre le parole. Vado aprendo un cammino di parole diretto proprio al cuore delle cose. 

Vorrei concludere citandovi una parte del discorso di Saramago tenuto durante la consegna del Nobel: L’uomo più saggio che io abbia conosciuto in vita mia non sapeva né leggere né scrivere. Mio nonno, il quale, steso sotto un fico, con accanto il nipote José, era capace di mettere in moto l’universo con due sole parole. Tutte queste persone avrebbero finito per fare di me, la persona in cui oggi mi riconosco: creatore di quei personaggi, ma al tempo stesso, loro creatura. In un certo senso si potrà addirittura dire che, lettera per lettera, parola per parola, pagina per pagina, libro per libro, ho piantato nel mio orizzonte i personaggi che ho creato. Credo che, senza di loro, non sarei la persona che oggi sono, senza di loro forse la mia vita non sarebbe stata altro che un abbozzo impreciso, una promessa come tante altre che non sono riuscite a realizzarsi, l’esistenza di chi forse avrebbe potuto essere e che alla fine non è riuscito a essere. La voce che ha letto queste pagine ha voluto essere l’eco delle voci congiunte dei miei personaggi. non ho, a rigore, altra voce che quella che loro hanno avuto. Perdonatemi se vi è parso poco questo che per me è tutto. 

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