venerdì 20 novembre 2015

Indagine a New York

Cari amici lettori, bentrovati. Oggi vi regalo un mio racconto ambientato a New York, fatemi sapere se vi piace! ^_^

INDAGINE A NEW YORK

Central Park, New York
11 agosto 3114 d.C., ufficio della Polizia Temporale, New York 

Il commissario, seduto al centro della sala circolare che costituiva il suo ufficio, stava fumando un toscano. Abortendo uno sbadiglio, ammirava il panorama notturno della metropoli riversato dalle finestre: il cielo era pieno di lunghe scie rosse e gialle che attraversavano le autostrade aeree, formando mirabolanti giochi di luci psichedeliche. Il commissario si addormentava spesso così, cullato dalla dolce quiete metropolitana… Tranne quella volta: infatti un poliziotto entrò all’improvviso, dicendogli: ― Capo, abbiamo un nuovo caso, ed è urgente! ― Il commissario girò la poltrona levitante verso il ragazzo dall’impeccabile e linda divisa, lo degnò di una fugace occhiata stanca, poi lesse il palmare. Le sue sopracciglia si aggrottarono paurosamente e il giovane poliziotto, dai penetranti occhi azzurri, iniziò a sudare freddo.
― Per Nettuno! Al momento ho tutti gli uomini migliori occupati… ― affermò, schiacciando quel che restava del sigaro fra le grasse dita. Mandò via l’agente e si stropicciò gli occhi: davanti a lui c’era un monitor che copriva l’intera parete, dove scorrevano le riprese di un filmato che mostrava una ragazza dalla corporatura procace sfoggiare un rimmel rosso fuoco, mentre stava chiacchierando con un losco individuo dal viso oscurato.
― Dannazione! Non ne verrò mai a capo! ― Esclamò improvvisamente, spaventando il suo povero cucciolo di alano che dormicchiava sotto la scrivania; il cane, per evitare ulteriori traumi, con le orecchie abbassate si spostò nella cuccia autopulente. Poi si decise e accese il visofono: ― Steve, convoca Frahorus! È l’unica speranza che abbiamo per risolvere il caso. 

Un ragazzo trentenne stava ascoltando della musica pop ad alto volume, mentre guidava la sua rossa Fyata nell’illuminatissimo cielo newyorkese. Per un pelo, riuscì a evitare un astro-bus proveniente da sinistra. Sorrise agli insulti dell’autista e gli mandò un bacio volante. Il ragazzo aveva una folta chioma riccioluta e nera, schiacciata dalla sua inseparabile bombetta celeste, e una fitta barba dello stesso colore dei capelli. Masticava un chewing gum alla fragola marziana e canticchiava allegramente la sua canzone preferita, tamburellando con le dita sul volante.
― Oh cielo! Una chiamata dal capo… Uffa, proprio ora che stavo per incontrare la mia dolce Kate… Pronto? ― Rispose Frahorus, sputando la gomma fuori dal finestrino e centrando in pieno la faccia di un pizzaman in aeroscooter, facendolo capottare sotto le nuvole ― Certo, capo! Arrivo subito! ― E svoltato bruscamente a destra, imboccò l’uscita FAHREN451, in direzione della stazione di tempolizia.
Digitò sul suo apparecchio il numero della sua ragazza e tentò di raddolcirla: ― Ciao Kate, mi spiace ma dovremo spostare il nostro appuntamento a un altro giorno! Lo so che avevi prenotato da una settimana al ristorante giapponese, ma sai bene che quando il capo chiama… Ok, mi farò perdonare… ― e si ficcò il microfonino nella tasca della camicia hawaiana.
“Strano che il capo mi cerchi a quest’ora… Di solito mi assegna le missioni più pallose dell’universo! A giudicare dal tono della voce, sembrava abbastanza preoccupato” mentre così rifletteva fece atterrare placidamente la sua aeromobile sul tetto del palazzo e subito si diresse agli ascensori atomici; dopo pochi secondi, arrivò davanti all’ufficio del suo capo.
― Agente Frahorus, ti sto per affidare un caso molto delicato ― decantò il commissario, accarezzando la testa del piccolo alano che teneva gli occhi socchiusi, quasi fosse in estasi ― Ebbene, ci troviamo di fronte a un caso di mutamento della linea temporale: il guaio è che non siamo certi di chi l’abbia prodotto. Abbiamo naturalmente dei sospettati, ma starà a te scoprire chi è il colpevole e che cosa sta complottando.
Frahorus corrugò la fronte mentre guardava il filmato della ragazza che parlava con lo sconosciuto. Era davvero uno schianto: alta sul metro e settanta, occhi verdissimi, curve mozzafiato e sguardo magnetico: in una parola, una bomba!
― Capo, scusi, ma il segnale del nostro tempoliziotto vigilante cosa diceva esattamente? ― Chiese il ragazzo, continuando a fissare la ragazza del filmato.
― Beh, ecco… Secondo Jim il colpevole è il tizio misterioso del quale non si vede il volto, proprio quello che parla con la bella ragazza; ma secondo me anche lei potrebbe essere la responsabile del cambiamento… ― Rispose il commissario con un’espressione abbastanza dubbiosa. Frahorus invece aveva uno sguardo molto concentrato e gli spuntò un piccola ruga al centro della fronte: era il tipico atteggiamento di quando stava riflettendo profondamente.
― Capo, accetto l’incarico! Non so perché, ma ho la sensazione che la vicenda sia più complicata del previsto e questo mi intriga molto! Sono libero di scegliere la macchina del tempo che voglio? ― Chiese gesticolando con vigore. Il commissario gli strinse la mano: ― Ma certamente… E, mi raccomando: non combinare uno dei tuoi soliti casini, ci siamo intesi? Non è bene prendere souvenir dalle epoche passate, specie se respirano… ― a queste ultime parole il ragazzo arrossì: l’ultima volta, infatti, dal Medioevo si era portato dietro un simpatico gattino orfano che gli aveva stretto il cuore. 
Mentre Frahorus usciva dall’ufficio circolare, il commissario ritornò ad ammirare il panorama metropolitano e pensò: “Speriamo bene! Non vorrei dover ricorrere alla crono-squadra speciale… Quel giovane mi è simpatico, nonostante tutto” e cullato dalle note del Concerto per Pianoforte n°21 di Mozart, si addormentò sulla poltrona levitante.

All’ottavo piano Frahorus uscì dall’ascensore, si raddrizzò la bombetta e iniziò a masticare un’altra Big Gum entrando nell’ufficio delle macchine del tempo, dove lo attendeva il suo amico Jack. 
― Che mi venga un colpo… Fra! Cosa ci fai di nuovo qui? Guarda che non ho ancora sbollito il tuo ultimo scherzo! ― Disse lo scienziato occhialuto e pelato, che dimostrava non più di trentacinque anni. Frahorus gli sorrise ironico, ricordandosi delle cavallette egiziane che aveva stipato nello spogliatoio di Jack.
― Ma come, mi hai sempre parlato del tuo immenso amore per gli animali… ― gli ricordò l’agente, sfiorando le varie macchine del tempo: c’erano un tostapane, un aratro, un frigorifero, un televisore…
― In quale epoca ti hanno sbattuto, stavolta? Non dirmi nuovamente in Egitto, altrimenti mi faccio cambiare il turno! 
― No, niente civiltà scomparse! Si tratta di un caso importante: un cambiamento della linea temporale, e il secolo è il XXI, esattamente il 2012, a New York stessa! Forte, vero? ― Esclamò Frahorus, e gli si illuminarono gli occhi: un’utilitaria dello stesso colore della sua bombetta catturò la sua simpatia: ― Trovata! Hai progettato tu questa bellezza? 
Jack si tolse gli occhiali e lesse la cartella digitale: ― No, è una Maguzzi del 1983… Un po’ stagionata, per l’anno in cui stai andando a fare danni, non credi? 
Frahorus sapeva bene che gli scienziati adattavano le macchine del tempo all’epoca in cui si doveva indagare: ad esempio se un tempoliziotto doveva andare nel 1400, naturalmente avrebbe scelto una carrozza dell’epoca e così via. Ma lui amava troppo l’antiquariato per poterne fare a meno…
― Dai, Jack! A quell’epoca giravano anche le macchine d’epoca più vecchie, come quelle degli anni ’20. E poi, è stata lei a scegliere me… Che ci posso fare, sono irresistibile! ― Affermò Frahorus sorridendo a 360 denti.
― Quanto ti tratterrai in quel secolo inquinato e rumoroso? ― Chiese Jack, aggiornando la scheda dell’auto.
Frahorus intanto si stava cambiando d’abito; poi entrò nella vettura, accese il cronomotore e, prima di sparire nel passato, rispose: ― Spero il meno possibile. Comunque, non preoccuparti: lo scherzo te lo farò, non me ne dimentico ― dopodiché l’ufficio si riempì di una nuvola temporale. Spolverandosi il grembiule Jack sorrise e tornò a riparare quello strano tostapane modello anni ’50.

Un'altra caratteristica veduta di Central Park
21 dicembre 2012 d.C., Central Park, New York 

Frahorus, dopo aver parcheggiato l’utilitaria, passeggiò per Central Park fischiettando allegramente. Sembrava tutto nella norma: i bambini giocavano con gli aquiloni, alcuni genitori leggevano libri, altri facevano jogging ascoltando musica nelle cuffiette, altri ancora gustavano un buon gelato. Al centro di un ampio prato riconobbe il suo collega vigilante, Jim: se ne stava imbronciato a fissare un gruppetto di bambini che facevano il girotondo, urlando di gioia. 
― Pazzesco! Viaggio nel tempo da dieci anni, ma non avevo mai notato tante somiglianze con la mia epoca: Central Park è… identico a come sarà fra millecentodue anni! Ci voleva questo enorme polmone verde al centro di New York! Aaah che bella arietta fresca! ― Esclamò Frahorus, mentre Jim gli si avvicinava preoccupato.
― Agente Frahorus, benvenuto nel 2012! Anche se, a dire la verità, non so se sia stata una buona idea l’averti fatto accorrere… Vieni, presto, prendiamo un caffè dal mio amico Mario! ― Gli disse concitatamente Jim, tirandolo per una manica verso l’uscita del parco. Ma Frahorus riuscì a disvincolarsi e gli spiegò: ― Calma, amico! Non vedi che quel tizio laggiù cerca una persona che gli faccia una foto? ― E indicò un ragazzo riccioluto in compagnia di una splendida ragazza mora. 
― So già cosa stai per chiedermi: sì, ho acceso il mio traduttore simultaneo, tranquillo! Fidati di me, ti raggiungo al bar, ok? ― E si precipitò dalla coppietta felice, facendoli mettere in posa. Scattò loro la foto e il ragazzo lo ringraziò: ― È stato molto cortese a farci la foto! Sa, siamo in viaggio di nozze! Siamo italiani, si sente? 
― No, anzi, parlate bene l’inglese! Io sono… Frank! ― Rispose Frahorus stringendo la mano al ragazzo italiano.
― E io sono Giorgio, mentre la mia splendida metà è Caterina! ― E alla parola “Caterina”, Giorgio arrossì. La ragazza sorrise al tempoliziotto e disse: ― Sei di New York? Ci farebbe comodo una guida del posto, sai? 
Frahorus sorrise e rispose garbatamente: ― È stato un piacere conoscervi, amici! Purtroppo adesso ho un appuntamento urgente, ma possiamo rivederci con calma più tardi: oh, mi lasci il tuo numero di telefono, bene! Ma adesso devo proprio andare… Ci sentiamo, allora! ― E corse via, attraversando l’affollatissima strada piena di pedoni e macchine che strombazzavano a più non posso, rischiando anche di farsi mettere sotto. Mentre Frahorus si allontanava Giorgio disse alla sua amata: ― Che tipo simpatico: hai visto che strana bombetta portava? Mi ha ricordato le comiche di Stanlio e Ollio!

Frahorus trovò Jim seduto al tavolo del bar, sempre d’aspetto corrucciato e abbattuto. 
― Agente Frahorus, ci sono stati degli sviluppi da quando ho parlato col commissario ― incominciò a dire Jim. ― Quel segnale che ho captato del cambiamento della linea temporale, ricordi, mi ha condotto a quel famoso filmato con un uomo dal viso nascosto che parlava con una donna. Bene, anzi, male: ho delle novità sulla donna! ― A quest’ultima rivelazione l’agente Jim ingoiò il caffè allungato e bollente, inzuppandosi la barba. Frahorus non riusciva a capire: ― Spiegati meglio! A me sembrava una bella ragazza, dopotutto! ― E sorrise ironicamente, continuando a fissare il collega stanco e depresso.
― Dopo averla pedinata ho scoperto che faceva la commessa in un negozio di calzature per donna; lì ho inserito delle microspie e l’ho intercettata mentre parlava in continuazione di fine del mondo e roba del genere… Addirittura, circa un’ora fa mentre era al telefonino ha detto queste precise parole: ― “Ci siamo, Alfred! Oggi è l’ora x! Il Sole è quasi allineato con il centro della Via Lattea e la Terra sta per completare la rotazione sul proprio asse: i cancelli dell’Eden si apriranno e i nostri compagni arriveranno…” ― spiegò Jim, vuotando la tazza e facendo cenno alla cameriera di volerne ancora.
Frahorus rimase in silenzio. Ricordava bene la profezia degli antichi Maya sulla fine del ciclo che si verificava ogni 5125 anni, seguita ogni volta da una nuova creazione. Quella del 21 dicembre 2012 corrispondeva alla quinta era. Ma non credeva ai miti, tantomeno alla fine del mondo, visto che lui proveniva dal futuro e aveva una cultura scientifica e razionale aliena dalla superstizione. Ma non era automatico che tutto ciò fosse falso, perché se disgraziatamente un evento del passato avesse subito un’alterazione, una tra le molteplici conseguenze avrebbe potuto essere la fine del tempo! Il commissario l’aveva mandato lì soprattutto per evitare che accadesse un simile disastro. 
― Jim adesso sono serio; dimmi, il tizio misterioso che parlava con questa commessa ‘apocalittica’, sei riuscito a rintracciarlo? ― Chiese Frahorus, mentre ammirava dal finestrone lo spettacolare Central Park. Jim deglutì, poi rispose: ― Sì e no… Ecco, non è stato facile. 
― Hai avuto problemi? Ti ha scoperto? ― Insistette Frahorus, sgranocchiando un biscotto al cioccolato.
Jim quasi sbiancò e rispose: ― Mi ha puntato una pistola alle spalle e mi ha detto testualmente: “Se provi ancora a seguirmi, farai una brutta fine, ci siamo intesi?” Ed è sparito nell’affolatissimo Rockfeller Center.
― Dannazione! Adesso l’unica chance che ci rimane è quella di seguire la ragazza… Nella speranza che questi due tizi non combinino ulteriori guai. Senti, Jim, dovremo separarci ― dichiarò con fermezza Frahorus, alzandosi e dirigendosi verso l’uscita del bar. ― Se scopri qualcosa, fatti sentire, ok? A dopo.

La celeste Maguzzi del 1983 era rimasta intrappolata nel traffico della Quinta Strada e Frahorus spazientito ascoltava la radio: “Arrestato il pericoloso rapinatore Kim Guancialessa, dopo l’ennesima rapina alla Gold Bank di Manhattan…” cambiò stazione. “Ultime notizie: osservato uno strano fenomeno atmosferico: un gigantesco nuvolone sopra i cieli di Brooklyn sta incredibilmente rilasciando polveri rosso ruggine. Gli esperti stanno ancora studiando l’insolito fenomeno…”
“Uhm, stranezze temporali, fine del mondo, calendario Maya… Sembro proiettato in un delirante film di fantascienza di serie b!” commentò l’agente fra sé. “C’è un particolare che non riesco a mettere bene a fuoco eppure, la soluzione a questa insolita vicenda credo di averla sotto gli occhi… Poche ore fa c’è stato qui, nella New York del 2012, un lieve cambiamento della linea temporale, tanto piccolo da non scomodare la crono-squadra speciale. Tale cambiamento può portare a tre conseguenze: la prima è far sparire una o più persone per sempre, la seconda trasportare qualcuno o qualcosa in questo tempo e camuffarlo, la terza, poco probabile, la fine del tempo. Naturalmente più tempo passa più è pericoloso non riallineare lo squarcio temporale. Ecco, ci sono: la ragazza lavora qui…” e parcheggiò accanto al marciapiede. Sistematasi la bombetta celeste, Frahorus entrò nel negozio di scarpe da donna. 
― Buongiorno! ― Si rivolse alla commessa che stava sistemando gli scatoloni su un ripiano. ― Sto cercando un paio di scarpe da regalare alla mia ragazza ― e indicò il suo anello di fidanzamento. La commessa era carina; alta un metro e ottanta, occhi chiari e biondissima: ― Prego, mi segua! Questi sono gli ultimi arrivi! Scelga pure il modello che preferisce… ― e lo lasciò in mezzo a un’esposizione di scarpe coi tacchi alti. L’agente osservò tutte le commesse, ma non riuscì a individuare la ragazza dagli occhi verdi. Mentre stava per uscire, un misterioso individuo con un ampio cappotto marrone si intrufolò nel negozio e chiese di Julia. La commessa assentì e dopo pochi secondi comparve la ragazza del filmato.
― Ci siamo! ― Mormorò Frahorus a denti stretti, mentre all’ingresso del negozio fingeva di accendere una sigaretta. L’uomo e la ragazza uscirono velocemente e presero un taxi. Lui naturalmente era già in auto, pronto ad inseguirli.
― Jim, li ho trovati! Dove sei? ― Comunicò al collega, mentre tentava di non farsi seminare dal taxi. ― Vediamoci fra un’ora nuovamente al bar di Mario, intanto io vedo dove vanno questi due…
Improvvisamente la Maguzzi esplose in mille pezzi.

L'Empire State Building, New York
Quando Jim arrivò sul luogo dell’attentato, non c’era più nulla da fare. Il corpo del povero Frahorus era ridotto in cenere. La polizia aveva recintato la strada con la scritta gialla POLICE LINE DO NOT CROSS, mentre effettuava i rilievi del caso. 
― Assurdo… Non riesco ancora a crederci! ― singhiozzò il triste agente Jim, guardando quel che restava dell’auto temporale, completamente sventrata. Intanto i due sospettati, approfittando del trambusto causato dall’esplosione, erano giunti all’ottantaseiesimo piano dell’Empire State Building, dove c’è la terrazza.
― Che pivello! Pensava che non l’avessi riconosciuto! Ormai manca poco, cara Julia… E la Terra sarà nostra! Ah! Ah! Ah! ― Esclamò euforico il misterioso Alfred, il quale si tolse il cappuccio, rivelando lunghi bianchissimi capelli e una folta barba, bianca anch’essa.
― Come hai capito che era un tempoliziotto, Alfred? ― Chiese la ragazza dagli occhi verdi, mentre si ripassava il rossetto rosso sulle labbra carnose. 
― Il ricciolino che ho fatto saltare in aria? Semplice: ho subito capito chi fosse quando ha incontrato quell’altro decerebrato di Jim, o come diamine si chiama… Due incompetenti! Appena ho visto che ci cercavano, sono subito venuto a prelevarti in negozio. Credo che siano riusciti a captare la nostra piccola variazione della linea temporale, ma era necessaria per nascondere i nostri Fratelli. Comunque, l’importante è l’essere arrivati: non ci resta che attendere l’imminente Apocalisse! ― E pronunciando la parola “Apocalisse” si tolse l’ingombrante cappotto marrone, mostrando una possente corporatura meccanica: era un cyborg! Julia urlò; dalla pancia del suo amico robotico stava venendo fuori un braccio! 
― Vieni fuori, adesso! I nostri Fratelli di Orione stanno per invadere la Terra… Julia non temere: ti presento un autentico extraterrestre!
Un ominide alto poco meno di un metro e dieci fuoriuscì dallo zaino criogenico che Alfred teneva in grembo. L’alieno era completamente nudo e grigio, ma sembrava non tenere conto del concetto umano di ‘pudore’. La spaventata commessa vomitò in un angolo della terrazza, mentre Alfred ripuliva delicatamente la pelle dell’orioniano ancora mezzo addormentato.
― Ah, sento nell’aria una tempesta imminente… Cara Julia, manca poco. Gli orioniani dopo ventiseimila anni finalmente torneranno sulla Terra. Io, Gran Mastro dell’Ordine Massimo Orioniano nonché Sommo Cavaliere della Tavola Rossa, ho l’onore di incontrare i miei fratelli galattici… Guarda come il cielo si sta aprendo: è tutto rosso!
In effetti le nuvole dei cieli newyorkesi si stavano tingendo sempre più di un insolito rosso sangue. Mentre accadevano tali bizzarri avvenimenti, un uomo avvolto da una sciarpa e celato sotto un cappello si aggirava vicino alla terrazza, tentando di non farsi scoprire.
― Mentre attendiamo che si risvegli, noto che mancano ancora quaranta minuti all’ora fatidica: bene, Julia prenditi pure cura di Xyon, io devo sbrigare una piccola faccenda! ― Ordinò Alfred, mentre usciva dalla terrazza dell’Empire State Building.
L’uomo imbacuccato lo seguì.

Jim stava bevendo il suo solito caffè da Mario, quando lo vide entrare, riconoscendolo subito! Era il gigantesco Alfred, l’uomo del filmato. Subito il panico si impadronì di lui, mentre Alfred gli puntò una pistola alla testa… Ma non ebbe il tempo di premere il grilletto, un uomo alle sue spalle lo immobilizzò con un raggio paralizzante! Fatto ciò, fuggì via senza farsi riconoscere. 

I cieli di New York del 21 dicembre 2012 delle ore 15 erano rosso fuoco: tutti gli abitanti guardavano impietriti lo strano fenomeno atmosferico, gridando alla fine del mondo che da mesi si raccontava dovesse iniziare proprio quel giorno. Dovunque si vedevano uccelli del malaugurio che urlavano di convertirsi per non finire all’Inferno, altri starnazzavano di accogliere gli alieni prossimi a sbarcare, altri ancora si limitavano a fuggire. Ma il misterioso uomo che aveva appena immobilizzato Alfred stava ritornando al grattacielo, lì dove c’era quell’essere alieno: era un extraterrestre autentico? Ne dubitava.
“Ragazzi, che giornata! Prima mi distruggono la Maguzzi, poi tentano di uccidere il mio collega! Che tempi!” pensò Frahorus. “Quell’Alfred è davvero un tipo prevedibile: ho capito subito che qualcosa non andava! Prima di entrare nel negozio di scarpe avevo inserito all’interno della Maguzzi un pupazzo con le mie sembianze e programmato l’auto in remoto. Immaginavo che quel tizio volesse togliermi di mezzo, così come aveva tentato di fare con Jim. Inscenando l’omicidio, mi sono messo alle sue calcagna e ho sentito tutto quello che diceva sulla terrazza del grattacielo. Ma non credo a una sola parola del suo diabolico piano di invasione aliena! Assurdo! C’è sotto qualcos’altro… E temo che lui sia solo un esponente, devo ancora trovare l’intera banda”.
Alla fine raggiunse la terrazza: Julia non c’era più. In compenso c’era la misteriosa creatura ‘aliena’ che barcollava avanti e indietro. 
― Non temere, o mortale terrestre, non ti ucciderò. ― Risuonò una voce cavernosa da quel corpicino denutrito. Frahorus estrasse la pistola paralizzante e attese. La creaturina gli mostrò il volto: era simile alla testa di un gatto, ma senza baffi né peli, e non aveva bocca, o comunque l’aveva camuffata bene… Un brivido freddo attraversò il corpo del tempoliziotto: ― Sei uno scettico! Ma presto ti ricrederai… Io sono Xyon, scienziato orioniano. Se ti dicessi la mia età, non mi crederesti mai. Sono un tuo vecchissimo antenato, o dovrei dire un tuo creatore, o meglio, il tuo dio!
― Se quel che dici è vero, provamelo, invece di blaterare idiozie fantascientifiche! E ti avviso, non sono un tipo molto paziente… ― lo minacciò mostrandogli la pistola. Ma Xyon, per nulla intimorito, si arrampicò sulla balaustra della terrazza e continuò nella spiegazione: ― Hai mai sentito parlare della teoria degli antichi astronauti? Sì? Bene, quindi saprai che nel passato siamo stati noi orioniani a far evolvere il genere umano da quei puzzolenti e stupidi scimmioni mangiatori di pulci! Abbiamo mescolato le nostre cellule genetiche con quelle dei primati e favorito la creazione del genere umano! Peccato che il prodotto finale sia risultato difettoso. 
Frahorus lo interruppe e chiese: ― Che difetto? 
― Un grande errore, amico mio… La mortalità! Purtroppo i geni degli scimmioni erano conformati alla morte per invecchiamento delle cellule, mentre quelle nostre sono, come dire, quasi immortali! E così voi umani siete tutti mortali, ma con ampie aspirazioni all’immortalità, o mi sbaglio? ― Rispose l’alieno grigio. Il tempoliziotto ci pensò su, ma non era ancora chiara la faccenda e lo lasciò continuare nella strampalata spiegazione. ― Così come voi umani avete sempre aspirato all’immortalità, anche noi orioniani cerchiamo da tempi precedenti i vostri la ricetta della vita eterna, fino ad ora senza successo, purtroppo! Come saprai, le vostre errate credenze mistico-religiose parlano sempre di vita oltre la morte, alberi della vita, fontane della giovinezza, elisir di lunga vita, eccetera eccetera! Credimi, abbiamo entrambi, terrestri e orioniani, il medesimo sogno: vivere per sempre! Ebbene, noi crediamo di essere riusciti a trovare questa celebre formula: è quanto accadrà oggi qui, in questa città. ― E, facendo cenno con la mano destra, arrivarono delle presenze… Infatti Frahorus si ritrovò circondato da altri esseri come Xyon. Erano tutti alieni minuscoli e grigi, tranne quello che lo disarmò, che era molto più alto e indossava un curioso casco quadrato. 
― Naturalmente non avrai mai questa formula, ma devi sapere che voi umani l’avete sempre tenuta sotto gli occhi, senza accorgervene. E sai adesso cosa faremo noi orioniani? Vi elimineremo a uno a uno, perché non siete degni di calpestare questo suolo… Il nostro compito adesso è di ripopolare la Terra con la nostra pura razza orioniana, ma prima dobbiamo disfarci della vostra puzzolente e ingombrante presenza! Già, perché non potremo mai realizzare i nostri benefici piani senza prima aver eliminato tutti voi controllori del tempo guastafeste… E adesso è arrivato il momento di sopprimerti, caro viaggiatore del tempo! ― Decretò Xyon, puntando la pistola sottrattagli al suo stesso viso… Il raggio partì, ma senza scalfire minimamente il tempoliziotto. Gli stupiti alieni rimasero di sasso, ebbero paura…
― Amico Xyon, anche tu sei prevedibile come Alfred: la prima mossa di un agente è volta alla difesa personale, e io mantengo sempre attiva l’armatura a ioni devianti. Che schiappe siete! Comunque non fate alcun passo, perché siete circondati dalla crono-squadra speciale… 
In effetti la squadra era riuscita a circondarli in perfetto silenzio e li immobilizzò per poi teletrasportarli nel carcere temporale. Il tenente Dean strinse la mano a Frahorus, ringraziandolo: ― Un altro caso risolto, amico! Abbiamo trovato, come tu ci hai indicato, anche quel tizio dai capelli bianchi al bar… Beh, alla prossima! ― E svanì in una nuvola temporale. Frahorus rimase un attimo a osservare la terrazza vuota, poi si affacciò dall’ottantaseiesimo piano dell’Empire State Building dove ammirò il panorama newyorkese: i grattacieli del XXI secolo erano alti la metà di quelli del suo tempo, e alla fine si ricordò dei due sposini italiani che cercavano una guida del posto.

Il celebre Ponte di Brooklyn, New York
― Pronto? Salve capo! Tutto bene, grazie! Sì, purtroppo la mia auto temporale ha avuto un piccolo incidente di percorso, così ne ho richiesta un’altra… Già! Come? Ah, beh, alla fine quel gruppetto di esaltati adoratori di Orione ha mostrato i suoi punti deboli. Una sorta di setta pseudo-religiosa, in effetti… Sì, avevo intuito che indossassero delle maschere, quelle facce da gatto erano davvero orripilanti. Provenivano tutti dal nostro secolo… un paio di loro erano agenti della tempolizia? Perbacco! Ecco perché mi conoscevano allora! La maggior parte di loro erano dei nani? Oh, il cielo rosso era solo una normale tempesta di sabbia proveniente dal deserto, capito. No stia tranquillo, non porterò nessun souvenir… Va bene, al ritorno passerò a trovarla in ufficio, buona serata! ― Disse Frahorus al microfonino, mentre cenava in un ristorante di Little Italy assieme ai suoi amici Jim, Giorgio e Caterina. Al centro del tavolo il cameriere portò una faraonica e fumante guantiera di spaghetti al ragù, che facevano venire un’indescrivibile acquolina in bocca.
― Vorrei brindare all’Italia e agli italiani, un popolo davvero straordinario! ― Disse Frahorus emozionato, sollevando il bicchiere di vino. ― Ehi, lo sapevate che i miei antenati erano proprio italiani? ― E, con quest’ultima affermazione, si avventarono sulla pasta.
Fuori dal ristorante una ragazza, piena di rancore in viso, guardando la scena preparava la sua vendetta…
― Povero illuso! Sei riuscito a far rinchiudere tutti i miei amici orioniani, ma non sai che ho un complice nel ristorante, che mi ha permesso di avvelenare quella pasta… Buona ultima cena, tempoliziotto! ― Disse Julia.
― Fermi, non bevete! ― Interruppe tutti Frahorus, coprendo la pasta col coperchio. ― C’è ancora un pezzo del puzzle che mi manca… ― e si diresse verso le cucine. Non appena ebbe varcate le porte scorrevoli, uno dei cuochi scappò via e allora comprese il pericolo e, correndogli dietro per strada, riuscì a urlare a Jim e agli altri di non mangiare nulla. Dopo un breve inseguimento riuscì ad arrestare sia il cuoco che Julia: ― Il cerchio si chiude! Non aspettavo altro che una tua mossa, miss! Dovresti essere contenta, visto che adesso potrai raggiungere i tuoi amici settari nelle fredde galere del non tempo… Buona permanenza!
Julia, arrabbiatissima, gli chiese: ― Come diavolo hai fatto a scoprirmi?
Frahorus la guardò negli occhi e rispose con calma: ― In una parola… riflesso, il riflesso del tuo viso nel coperchio della pasta: da lì ho intuito che c’era un agguato imminente. Ovviamente poteva essere o nel cibo o nel vino, poi il tuo cuoco è fuggito e quindi, per sicurezza, ho vietato sia il bere che il mangiare. E ti ho acciuffata!
Così anche Julia venne affidata alle mani della giustizia e i nostri amici, che avevano come guida un poliziotto temporale con una strana bombetta celeste e un particolare accento evoluto, proseguirono la loro passeggiata per le vie dell’accogliente e notturna New York del lontano 2012 dopo Cristo. 

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