lunedì 23 novembre 2015

Il viaggio nel tempo: da Wells a Benigni

"The Time Machine" (1960)
Il tema del viaggio nel tempo è certamente uno dei filoni letterari e cinematografici più prolifici che possiate immaginare, e per questo cercherò di essere il più sintetico ed esauriente possibile nel presentarvelo. Tutto parte da un anno che passerà alla storia: il 1895, quando lo scrittore londinese H. G. Wells, quasi trentenne, pubblicò il romanzo fantascientifico The Time Machine (La macchina del tempo). E qui devo necessariamente fermarmi e parlarvi prima di alcune opere precedenti a questa che avranno interessanti influssi sugli sviluppi futuri del tema.  

I viaggiatori temporali
Sei anni prima della pubblicazione de La macchina del tempo un certo Mark Twain pubblicò il romanzo Un americano alla corte di re Artù (A Connecticut Yankee in King Arthur's Court), un’opera satirica dove, come già il titolo stesso ci descrive, un americano si ritrova misteriosamente alla corte di re Artù. Il protagonista, sfruttando le sue moderne conoscenze tecnologiche (migliora le armature, costruisce una ferrovia, una bici eccetera), non si accorge che così facendo inavvertitamente modifica il passato. Una seconda opera che ci interessa è il celebre Canto di Natale (A Christmas Carol) di Charles Dickens, pubblicato nel 1843. Qui il protagonista è l’avaro Scrooge il quale viaggia nei Natali del suo passato, del suo presente e del suo futuro e vede se stesso da bambino (nel passato). Ecco, in questo romanzo abbiamo due cose da notare: per la prima volta un esempio di paradosso (ovvero Scrooge che vede se stesso da giovane) e poi il viaggio che l’avaro fa nel futuro, vedendo se stesso morto, è un vero e proprio monito che provocherà nell’anziano un radicale cambiamento delle sue azioni nel suo presente (ovvero diventare generoso con tutti). In ogni caso in entrambi gli esempi i due protagonisti di Twain e di Dickens compiono dei viaggi involontari. Ora, tornando al romanzo La macchina del tempo di Wells, la vera protagonista della storia è proprio la macchina del tempo più che i viaggi nel futuro dello scienziato. Al tempo in cui l’autore scrisse questo romanzo, l’idea di una macchina in sé era ancora misteriosa (le biciclette erano state inventante nel 1855). Non solo, Wells crea una macchina in grado di viaggiare nel tempo con tanto di poltroncina, contatore di anni, mesi e giorni e leve da spostare! Lo scienziato ha la possibilità di andare sia nel passato come nel futuro, visto che Wells ci presenta la teoria quadrimensionale , e sceglie di andare nel futuro. Ma il protagonista, più che essere interessato al viaggio nel tempo in sé, è curioso di vedere se la sua invenzione funziona davvero. 


The Time Machine (2002)
I primi due adattamenti cinematografici
Ci fermiamo una seconda volta per parlare dei primi due adattamenti cinematografici de La macchina del tempo. Entrambi usciti con lo stesso titolo (tranne in Italia che ha purtroppo tradotto quello del 1960 con L’uomo che visse nel futuro e fortunatamente ha lasciato in inglese quello del 2002 ovvero The Time Machine), possiamo vedere in questo lungo arco temporale (dagli anni ’60 al 2000) come sia cambiato il concetto di viaggio nel tempo. Nel primo film, diretto da George Pal, lo scienziato viaggia nel futuro per vedere se l’umanità sopravviverà alle eventuali guerre, mentre nel secondo film, diretto da Simon Wells, lo scienziato costruisce la macchina del tempo per tornare indietro nel tempo e salvare la sua fidanzata che le era morta per un incidente. Comunque, ad un certo punto il protagonista del romanzo arriverà in un remoto futuro, esattamente l’imponderabile anno 802.701 d.C., dove constaterà che l’umanità è formata  dagli Eloi, creature fragili e pacifiche (lo scienziato li definirà dei bambini sempliciotti).  E così il protagonista apprende che l’umanità è in un terribile stato di decadenza, come se fosse tornata all’epoca delle caverne. Ma non è tutto, infatti di lì a poco scopre che la sua preziosa macchina del tempo è stata rubata e questo lo porterà a scoprire che ci sono altri abitanti della Terra, i terribili Morlock, esseri mostruosi dall’aspetto scimmiesco, che vivono nelle viscere della terra e che si nutrono dei pacifici Eloi, utilizzati da questi ultimi come vera e propria carne da macello! Quindi lo scienziato scopre una cosa terribile, e cioè che l’umanità si è divisa in due specie: gli Eloi che sono i discendenti delle classi agiate mentre i Morlock sono i discendenti degli operai (all’epoca di Wells gli operai vivevano in condizioni oggi impensabili). Ecco, possiamo notare un punto importante: Wells stesso, come Dickens, ci presenta il viaggio nel futuro come un monito, come una forte critica sociale. Alla fine lo scienziato riesce a ritrovare la macchina del tempo e va ancora nel futuro fino al crepuscolo della vita sulla Terra. Infine torna nel suo presente e prende una macchina fotografica per documentare i suoi viaggi, visto che non viene creduto dai suoi colleghi e amici. Ma dal secondo viaggio non farà più ritorno.

Il viaggio nel tempo
Con The Time Machine Wells ci ha lasciato un grande interrogativo su cui riflettere: è possibile concretamente viaggiare nel tempo? Secondo la teoria della relatività di Einstein sì, ma si può viaggiare solo nel futuro. Come? Basta avere un mezzo di trasporto che viaggi ad una velocità prossima a quella della luce e il gioco è fatto. Tra l’altro, parlando in maniera logica, il viaggio nel futuro sarebbe quello che creerebbe meno problemi rispetto a quello nel passato, visto che nel futuro è impossibile creare paradossi. Un esempio sui paradossi si può fare citando il romanzo All You Zombies (Tutti i miei fantasmi, 1959) di Heinlein dove l’autore ipotizza una persona che, attraverso vari viaggi, riesce ad essere contemporaneamente madre e padre di se stessa. 

Ritorno al futuro
La trilogia passata alla storia per l’enorme numero di paradossi (e fino ad oggi mai eguagliata) non può che essere Ritorno al futuro (Back to the Future, 1985, 1989 e 1990), nata dalla fervida immaginazione di Bob Gale e Robert Zemeckis - che ne è anche il regista - e prodotta da Steven Spielberg. Qui i protagonisti, il giovane Marty McFly (Michael J. Fox) e lo scienziato Doc Brown (Christopher Lloyd), vivranno avventure temporali sia nel passato sia nel futuro (e anche in un presente alternativo!) condite da paradossi di ogni genere (ad esempio Marty, per salvare il suo giovane futuro padre che di lì a poco avrebbe conosciuto la sua futura madre, per il suo intervento quest’ultima si innamorerà di lui, suo futuro figlio!) e situazioni al limite dell’assurdo (come dimenticare il dialogo tra il Doc del 1985 con il se stesso del 1955?) e costantemente obbligati a sbrogliare i paradossi provocati dalla macchina del tempo, pena la loro cancellazione dal mondo. 

Back to the Future (1985)
L’esercito delle 12 scimmie
Se Ritorno al futuro esplora il tema del viaggio del tempo con toni beffardi e disinvolti c’è invece un film, L’esercito delle 12 scimmie (Twelve Monkeys, 1995) di Terry Gilliam, che ce ne presenta il lato più terrificante e pericoloso. Qui il protagonista è un cronauta (un viaggiatore del tempo), interpretato da Bruce Willis, il quale viene dal futuro al nostro presente per scongiurare l’esplosione del contagio che ha decimato la popolazione e costretto i sopravvissuti a vivere in terribili installazioni sotterranee. Ma il viaggio nel tempo non sarà benefico per il cronauta e si ritroverà chiuso in manicomio, dove scoprirà che sarà proprio la sua presenza a causare la sintesi del virus letale. Quindi la morale del film è che non si può cambiare il passato, anche avendo a disposizione una macchina del tempo. Tutto l’opposto di quello che avviene con Ritorno al futuro, dove Marty cambia molte cose, seppur minime, del suo presente e del suo futuro (cambiamenti benefici).

The Terminator (1984)
Terminator
Adesso siamo in grado di evidenziare due strategie principali per l’uso narrativo dei viaggi nel tempo:
1) Ne Ritorno al futuro uno scienziato dei nostri tempi crea una macchina del tempo che gli permette di viaggiare nel passato e nel futuro;
2) Ne L’esercito delle 12 scimmie un viaggiatore del tempo va nel nostro presente dal suo futuro con la missione sia di ammonirci sia del modificare il proprio presente.
Ora quello che accade ne L’esercito delle 12 scimmie è anche l’idea alla base di una celebre saga cinematografica, ovvero Terminator (1984, regia di James Cameron). Infatti un cyborg-killer, interpretato magistralmente dal granitico Arnold Schwarzenegger, viene mandato nel passato (che è il nostro presente) per impedire la nascita dell’uomo, John Connor, che guiderà la resistenza umana contro il predominio delle macchine, e per fare ciò quindi deve uccidere la madre, Sarah Connor. Ma un altro cronauta, stavolta umano mandato dallo stesso John, viene mandato nel passato e tenterà di difendere Sarah dal ciber-killer. 

La fine dell’eternità
Come non citare il grande Isaac Asimov che con il romanzo La fine dell’eternità (The End of Eternity, 1955) ci presenta L’Eternità, una corporazione che agisce sugli eventi storici basandosi sul principio “economico” di convenienza, per garantire la prosperità sulla Terra. Il tema centrale, in quest’opera, è la libertà umana. Benché gli Eterni, infatti, modificando la Storia eliminino le brutture del mondo (guerre, carestie, devastazioni, rivoluzioni), essi in definitiva tolgono all'uomo il libero arbitrio ergendosi a déi immortali ("eterni", appunto) che decidono che cosa sia giusto e che cosa sbagliato. Il lavoro degli Eterni cancella quotidianamente dalla Storia milioni di vite umane considerate 'sacrificabili' per ottenere la salvezza di miliardi. Un concetto tra l’altro presente nel film Star Trek II: L’ira di Khan (Star Trek: The Wrath of Khan, 1982), dove viene detto che “le esigenze dei molti contano più di quelle dei pochi o di uno”. Tornando al romanzo di Asimov il protagonista, Andrew Harlan, è un Tecnico, che a un certo punto viene incaricato dai suoi superiori di operare una modifica che comporterebbe, come effetto collaterale, la morte della donna che ama. È la molla che fa scattare in lui la ribellione al sistema, che si va a inserire nel più ampio contesto di una contrapposizione tra l’Eternità e l’Infinito. 

Guerre temporali
Il viaggio nel tempo, però, può anche diventare motivo di scontri e quindi di guerre, come ce lo hanno ben pennellato Fritz Leiber con Il grande tempo (The Big Time, 1958) e Poul Anderson con i racconti della Pattuglia del tempo (The Time Patrol, 1955-60). Il primo, Leiber, ci narra della Guerra del Cambio, la più devastante e lunga mai avvenuta. I combattimenti hanno lo scopo di cambiare il corso del tempo a favore di una fazione o dell’altra. Anderson, invece, ci presenta la prima figura di poliziotto temporale: Manse Everard, infatti, viene inviato nelle varie epoche per evitare che paradossi particolarmente gravi possano arrecare danni alla storia, malgrado l’elasticità del tempo e la sua capacità di autoconservazione.

I paradossi
Mi sembra opportuno, a questo punto, approfondire un attimo la questione dei paradossi, che potremo dividere in tre categorie: paradossi ontologici, paradossi di predestinazione e paradosso del nonno. 
Il paradosso ontologico si realizza nel momento in cui viaggia indietro nel tempo e diventa la cosa che viene poi portata indietro nel tempo. Questa può essere un’informazione o un oggetto, ma in quest’ultimo caso i fisici contestano: l’oggetto dovrebbe invecchiare nel tempo! Facciamo un esempio cinematografico: in Ritorno al futuro Marty suona “Johnny B. Goode” al ballo scolastico dei suoi genitori (nel 1955), accompagnato dalla band di Marvin Berry, il quale – ascoltato il nuovo, esplosivo, sound – telefona al cugino Chuck per farglielo sentire. Quindi Chuck Berry – nel film – si ispira alla cover di Johnny B. Goode suonata da Marty per scrivere la medesima canzone. E’ un tipico caso in cui un’informazione (in questo caso, la canzone) non ha più un’origine ben definita.
Il paradosso di predestinazione avviene nel momento in cui la causa del viaggio nel tempo – ad esempio un evento che si vuole cambiare nel passato – è direttamente causato dalle conseguenze del viaggio nel tempo stesso. In accordo al principio di Novikov, è impossibile cambiare il passato; il paradosso però, resta nel fatto che è il viaggiatore stesso a prendere parte o a causare l’evento che lo ha spinto a viaggiare indietro nel tempo. Nonostante la conoscenza del passato, quindi, il viaggiatore non è in grado di cambiarlo e anzi ne diventa parte integrante. Detto in parole povere: causa ed effetto si invertono. Come esempio vi posso citare la scena del romanzo Harry Potter e il prigioniero di Azkaban (Harry Potter and the Prisoner of Azkaban, 1999) dove Harry, attaccato da un Dissennatore in riva ad un lago, viene salvato da qualcuno che egli scambia per suo padre sull’altra sponda. Tornato indietro nel tempo, Harry si avvicina al punto in cui credeva fosse suo padre ma, non vedendo nessuno, capisce che in realtà aveva visto se stesso e salva il suo altro se stesso in pericolo nel modo in cui ricorda di essere stato salvato. Harry ricorda il posto dove credeva fosse il padre e sa come raggiungerlo, ma solo perché lo aveva già visto precedentemente.
Infine c’è il paradosso del nonno, che è un tipo particolare di paradosso di predestinazione: l’effetto del viaggio nel tempo implica l’assenza della causa del viaggio nel tempo, innescando un circolo vizioso senza uscita. La domanda che scatena questo paradosso è la medesima: e se tornando indietro nel tempo uccidessi mio nonno? Ammettiamo che un viaggiatore del tempo torna nel passato e provoca la morte di suo nonno prima del concepimento di suo padre. Se suo padre non è mai nato, come può essere nato il viaggiatore? Altro esempio: un viaggiatore torna indietro nel tempo con una pistola carica e uccide se stesso nel momento in cui sta caricando l’arma. Chi ha sparato allora? Come potete ben notare questo particolare tipo di paradosso può essere motivo di infinite  e intricate conseguenze narrative. Un esempio di paradosso del nonno ironico si trova nella novella Palinsesto (Palimpsest, 2010) di Charles Stross (che tra l’altro ha vinto il premio Nebula nel 2010), dove il protagonista, Pierce, è un agente della Stasi, una potente organizzazione segreta che controlla i secoli e i millenni dell’umanità, che deve sottoporsi a un rito di iniziazione che prevede l’eliminazione del proprio nonno, di modo che, cancellando la sua esistenza dal tempo, potrà spostarsi a piacimento attraverso la rete di timegate intessuta attraverso il suo flusso, per condizionare il corso degli eventi e perpetuare il predominio dell’organizzazione stessa.

Il viaggio della coscienza
Un’interessante ipotesi viene formulata nella serie tv Quantum Leap (In viaggio nel tempo, cinque stagioni, 1989-1993, vincitore di ben 5 Emmy Awards) prodotta da P. Bellisario, dove ci si chiede: e se a viaggiare fosse solo la coscienza che di volta in volta avrebbe bisogno di un corpo già fisicamente presente nel tempo di arrivo per incarnarsi? Le avventure dello scienziato Sam Beckett si trasformano così in una lunga via crucis attraverso la storia americana del Novecento, alle prese con casi personali e storie umane dalla cui risoluzione dipenderà il suo ritorno al tempo di origine. 

Il multiverso di Fringe
Un’altra tecnica interessante utilizzata dagli autori per risolvere la questione dei paradossi è l’ipotesi del multiverso: ogni alterazione del passato genera una biforcazione nel tempo e così l’universo si ramifica in un albero di universi paralleli per tener conto di tutti i possibili esiti di un’interferenza. Qui come esempio cito la fantascientifica serie televisiva Fringe (5 stagioni, 2008- in produzione) di J. J. Abrams (il padre di Lost), Alex Kurtzman e Roberto Orci. In Fringe seguiamo le vicende dell’omonima divisione dell’FBI di Boston, in Massachusetts, e tale squadra si occupa delle indagini legate alla cosiddetta “scienza di confine” (fringe science). Olivia Dunham (alias Anna Torv) si trova a poter saltare da un universo all’altro con conseguente incontro/scontro con il proprio doppelgänger.

Flashforward
Il geniale Robert J. Sawyer, uno dei più importanti autori di fantascienza contemporanea, nel suo romanzo Flashforward (2000) ci presenta una macchina del tempo grande quanto tutto il mondo! Se il ben più famoso flashback è la tecnica narrativa di raccontare eventi passati intercalandoli nello svolgimento dell’azione attuale, il flashforward consiste al contrario nel salto narrativo opposto, al fine di raccontare eventi futuri che ancora devono avere luogo nel tempo dell’azione principale. Nell’anno 2009 al CERN di Ginevra si sta effettuando un esperimento con il Large Hadron Collider (LHC), l’acceleratore di particelle più potente al mondo, per trovare tracce del famigerato bosone di Higgs, la particella fondamentale che sarebbe all’origine dell’esistenza della materia nell’universo. Quando viene avviato l’esperimento, tutti svengono. Riacquistando i sensi ognuno scopre di aver avuto una visione del futuro durata un minuto e quarantatré secondi. O meglio, come se la sua coscienza fosse stata quella del proprio io futuro, ciascuno ha visto ciò che vedeva costui. Lo stesso destino è toccato all’intera umanità e questo ha provocato in giro per il mondo un numero spaventoso di incidenti stradali, disastri aerei e altre tragedie. 

Non ci resta che piangere (1984)
Non ci resta che piangere
Il cinema italiano ha trattato il tema del viaggio nel tempo e lo ha fatto, ad esempio, con una coppia comica d’eccezione: Massimo Troisi e Roberto Benigni nel film Non ci resta che piangere (1984) diretto da entrambi. In buona parte improvvisato, il film narra le disavventure di Mario e Saverio, bidello e maestro di storia, che si ritrovano catapultati inspiegabilmente nel 1492 in un paesino della Toscana. Dopo un iniziale scoramento, i due provano in diversi modi ad influenzare il corso degli eventi (incuranti di paradossi ed effetti farfalla) e sfruttare a proprio vantaggio le maggiori conoscenze, fingendosi artisti ( Troisi che scippa Yesterday ai Beatles è tutta da ridere) e ingegneri fino a partire con il folle piano di fermare Cristoforo Colombo per non fargli scoprire l’America ed evitarne la colonizzazione. Nonostante ce la mettano tutta, cambiare la storia risulta più difficile del previsto. Una scena su tutte da ricordare: Mario che tenta –invano – di insegnare a Leonardo da Vinci a giocare a scopa. E la particolarità del film è che, oltre le gag esilaranti, i due protagonisti non ritornano nel loro presente.

In conclusione, non finiremo mai di ringraziare il grande Wells per aver scritto The Time Machine e chissà che un giorno non venga davvero inventata e potremmo così congratularci con lui di persona. Ops, paradosso! 













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