mercoledì 3 dicembre 2014

Casa d'altri - Silvio D'Arzo

"Mi sentivo solo dentro un gran vuoto come se ormai non potesse capitarmi più niente. Niente fino alla fine dei secoli." Questo pensa il prete "da sagre", protagonista del racconto, definito da Montale "il più bello del Novecento", "Casa d'altri".
La vecchina Zelinda, una zelante contadina di Montelice, un paesino isolato della provincia Emiliana, Va dal prete a chiedere un "favore": in realtà gli chiede il permesso per commettere un "atto di carità" verso se stessa, e il prete non sa cosa rispondergli, ovvero gli risponderà in maniera vaga, ed il bello del racconto è proprio questo: di fronte al mistero della vita e della morte, noi non troviamo e non troveremo mai le giuste parole.
Questa raccolta di racconti comprende, oltre il già citato "Casa d'altri", anche altri sette (uno è una prefazione a un'opera che Silvio non scrisse mai, visto che morirà a 32 anni di leucemia), tutti accomunati da uno stile di scrittura che ricalca il dialetto della sua provincia, l'insolita punteggiatura che ti porta a leggere questi piccoli capolavori in modalità "slow". Le tematiche sono queste: solitudine, isolamento, diversità, precarietà del vivere. C'è la disperazione lucida e modernissima di vivere il proprio tempo e il proprio luogo come "casa d'altri". Si sottolinea la tragedia del vivere, la consapevolezza dell'impossibilità del vivere e la fede, il sentimento religioso che tutto permea. Ci viene descritta la vita come esilio.
D'Arzo amava leggere Maupassant, Lawrence, Conrad, Stevenson, James e Kipling, ed effettivamente i suoi personaggi rispecchiano la letteratura anglosassone, soprattutto quella di Conrad, dove i personaggi sono veri e propri esiliati qui in Terra con nessun cielo sul capo.

Un autore italiano ormai dimenticato, da riscoprire, alla faccia di tutti i best seller che vendono. Questa è autentica e vera letteratura.

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