martedì 2 dicembre 2014

Cronache Marziane - Ray Bradbury

Scritto tra il 1946 e il 1950, Cronache marziane è il resoconto della colonizzazione di Marte da parte dei terrestri: un racconto ricco di inventiva e di situazioni capaci di scolpirsi nell'immaginazione di generazioni di scrittori e di lettori. Ma è soprattutto il romanzo che segnò una svolta nella letteratura americana di fantascienza. Per la prima volta in queste pagine, infatti, Bradbury riesce genialmente a superare i limiti della narrativa di genere, ritrovando l'universalità simbolica della fiaba. Opera originalissima di uno degli scrittori più innovativi del Novecento, capolavoro della fantascienza "classica", Cronache marziane conserva ancora oggi una profondità, un equilibrio e una vitalità straordinarie, che ne fanno uno dei libri più amati della letteratura contemporanea.

Questo libro lo acquistai dodici anni fa, quando ancora non conoscevo questo straordinario autore. Lo acquistai per caso, e non fui attirato dalla copertina ma dal titolo che richiamava un resoconto di avventure marziane. Ho sempre amato la fantascienza, fin da piccolo, e così, quando mi ritrovai fra le mani questo libro decisi che doveva assolutamente essere mio!!! Felice giorno, ci azzeccai in pieno! Una storia a racconti che ha un filo rosso (scusate la battuta) sulla colonizzazione umana su Marte, che inizia nel 2000 fino ad arrivare nel 2026 con il racconto finale (il mio preferito!) La gita di un milione di anni. Bradbury ci pennella piano piano questa colonizzazione che inizialmente è fallimentare (i marziani riescono astutamente a fregare i terrestri, con conseguenze orrorifiche) fino alla concusione che in realtà è un nuovo inizio (ma non posso dire altro altrimenti farei uno spoilerone gigantesco!). Punto forte della narrazione è quella sensazione di mistero e di ignoto che solo Bradbury riesce a trasmettere, preferendo descriverci gli altri, i marziani appunto, non in maniera scientifica ma fantastica, che li rende ancora più paurosi. Uno stile scorrevole, piacevole, intenso, che riesce ad incollarti alle pagine e non ti fa accorgere che si tratta di un insieme di racconti ma un romanzo vero e proprio. La scelta di scrivere diversi racconti è, secondo me, azzeccatissima, perché aumenta il sense of wonder tipico della mitica fantascienza degli anni d'oro (di cui Bradbury ne fu un maestro). Lo consiglio a tutti, anche a coloro che non amano particolarmente la fantascienza, perché questa opera supera il genere e ci fa riflettere su noi stessi, soprattutto è evidente l'ironia che Bradbury lancia verso gli americani nei confronti degli indiani d'America, quando li colonizzarono.
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