domenica 30 novembre 2014

Mille splendidi soli - Khaled Hosseini

A quindici anni, Mariam non è mai stata a Herat. Dalla sua "kolba" di legno in cima alla collina, osserva i minareti in lontananza e attende con ansia l'arrivo del giovedì, il giorno in cui il padre le fa visita e le parla di poeti e giardini meravigliosi, di razzi che atterrano sulla luna e dei film che proietta nel suo cinema. Mariam vorrebbe avere le ali per raggiungere la casa del padre, dove lui non la porterà mai perché Mariam è una "harami", una bastarda, e sarebbe un'umiliazione per le sue tre mogli e i dieci figli legittimi ospitarla sotto lo stesso tetto. Vorrebbe anche andare a scuola, ma sarebbe inutile, le dice sua madre, come lucidare una sputacchiera. L'unica cosa che deve imparare è la sopportazione.
Laila è nata a Kabul la notte della rivoluzione, nell'aprile del 1978. Aveva solo due anni quando i suoi fratelli si sono arruolati nella jihad. Per questo, il giorno del loro funerale, le è difficile piangere. Per Laila, il vero fratello è Tariq, il bambino dei vicini, che ha perso una gamba su una mina antiuomo ma sa difenderla dai dispetti dei coetanei; il compagno di giochi che le insegna le parolacce in pashtu e ogni sera le dà la buonanotte con segnali luminosi dalla finestra.
Mariam e Laila non potrebbero essere più diverse, ma la guerra le farà incontrare in modo imprevedibile. Dall'intreccio di due destini, una storia che ripercorre la storia di un paese in cerca di pace, dove l'amicizia e l'amore sembrano ancora l'unica salvezza.

Ho letto questo romanzo soffrendo assieme alle due protagoniste, due donne forti e deboli allo stesso tempo, che hanno avuto una vita davvero dura ma che non hanno mai abbandonato la speranza che un giorno le cose sarebbero andate per il verso giusto... La vera protagonista, però, è la martoriata città dell'Afghanistan, presa di mira prima dai russi e poi dai sanguinari talebani. E gli innocenti sempre lì a pagare colpe che non hanno... E proprio la guerra unirà queste due straordinarie donne, la prima, Miriam, quasi clausurata da un marito gelosissimo e violento, e Laila, più giovane, che ha perduto tutti gli affetti più cari...
Un romanzo al femminile, che ci apre gli occhi purtroppo su una realtà terribile che ancora ai giorni nostri rimane quasi invariata, dove la donna è considerata meno di un oggetto. Un romanzo che ti sveglia dal torpore dell'ingustizia, che ti fa rialzare e ti fa gridare ai quattro venti che non è possibile ancora oggi, nel 2012, possano esistere determinate realtà...
Capolavoro di Hosseini, al quale farei un grande torto se presto non leggessi anche il suo primo romanzo, ovvero Il cacciatore di aquiloni.
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